E’ ora di comprare le banche??
Il peggio della crisi dei mercati probabilmente deve ancora arrivare.
La Bri (la Banca dei regolamenti internazionali di cui sono azionisti 56 banche centrali, tra cui la Banca d’Italia) nella sua relazione annuale non usa mezzi termini nè nasconde il pessimismo: quella iniziata il 9 agosto 2007 è una crisi che «non ha precedenti nel dopoguerra» con «radici profonde tanto nell’economia reale quanto nel settore finanziario». I fatti degli ultimi mesi «indicano che l’entità dei problemi a venire potrebbe essere ben maggiore di quanto molti attualmente ritengono». L’interazione fra la turbolenza nei mercati finanziari, il rallentamento della crescita in termini reali e l’aumento temporaneo dell’inflazione «sembra destinata a provocare un rallentamento mondiale più profondo e durevole di quanto sembrino indicare le opinioni prevalenti».
Quali ricette quindi?
Di certo, secondo il rapporto del Bri, non serve tagliare i tassi, come diversi governi chiedono alla Bce. Giovedì i vertici dell’Eurotower si pronunceranno sul costo del denaro. Si attende un rialzo dei tassi al 4,25%. Una scelta ritenuta giusta dai banchieri della Bri. «Oltre al rialzo dell’inflazione nel breve periodo – si legge nella relazione annuale della Bri – molti temono che una politica monetaria sensibilmente più accomodante non faccia che alimentare una nuova, insostenibile bolla del credito e dei prezzi delle attività». In sostanza la misura potrebbe aiutare l’economia a tirare il fiato nel breve periodo, ma a lungo andare si rivelerebbe una scelta miope perché genererebbe un’ulteriore aumento dei prezzi, non accompagnato dalla crescita economica.
Nella relazione della Bri c’è un’analisi approfondita delle conseguenze della crisi dei mutui subprime. Prima di tutto un dato: le svalutazioni operate dalle società finanziarie sono pari, a maggio 2008, a 161 miliardi di dollari, un valore ampiamente superiore agli utili messi a segno dalle stesse società nell’anno 2007. La prima conseguenza di ciò è stato l’inasprimento dei requisiti standard per il credito. Sia quello rivolto alle imprese che, in misura minore, quello per le famiglie». L’impatto della crisi si è propagato anche ai bilanci delle banche, pesando sulla redditività degli istituti. La relazione della Bri mette in luce come, già nel 2007, gli utili lordi delle banche di maggiori dimensioni di diversi Paesi si sono contratti in maniera decisa. Quasi dimezzati rispetto al 2006 per Germania e Stati Uniti, e ridotti in maniera decisa anche per Regno Unito e Italia (il nostro indice di redditività, percentuale sul totale dell’attivo, è passato dall’1,23 del 2005 all’1,12 del 2006 allo 0,88 del 2007).
Sotto la lente d’ingrandimento della Banca dei regolamenti internazionali anche i conti pubblici. Nel mirino in particolare Grecia e Italia che, secondo la Bri, rientrano fra quei Paesi che hanno limitati margini di manovra per mettere in campo una politica di bilancio espansiva, al contrario di altri più «virtuosi». «Nell’area dell’euro – si legge nella relazione – i disavanzi ridotti o i persistenti avanzi in Austria, Germania e Spagna, nonchè il calo previsto dei rapporti debito/Pil potrebbero ampliare il margine di manovra delle autorità di questi paesi per utilizzare la politica di bilancio a sostegno della domanda».
Articolo estratto dal " Sole 24 ore "
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Forse sono proprio questi articoli che provocano il panic, e cioè proprio ciò che vogliono lorsignori. La borsa questo cerca per la sua altalena.