Point of view
Settimana quella appena trascorsa in cui è successo di tutto. Conseguenza di ciò il grande nervosismo sui mercati azionari con deciso aumento della volatilità. Desidero cominciare con la fine e con quella che è la situazione economica italiana. I dati Istat sui volumi della produzione industriale di luglio segnalano il ”persistere di una situazione negativa”. Lo rileva il direttore del Cerm Fabio Pammolli, secondo la cui analisi il dato di luglio ”è la conferma di un arretramento della produzione che riguarda quasi tutti i settori di attività economica e continua a interessare anche i beni strumentali e beni intermedi, con una probabile successiva diminuzione della produzione delle imprese che li utilizzano come input”. ”I dati di produzione, unitamente a quelli dei consumi, confermano che l’economia italiana si trova nel bel mezzo di una spirale negativa, in cui la domanda ristagna, la distribuzione vede calare i fatturati e la produzione si adegua al ribasso”, rileva Pammolli. ”Una situazione prossima alla recessione – aggiunge – e che induce inoltre forti tensioni inflazionistiche, perchè gli operatori che hanno possibilità di esercitare potere di mercato stanno purtroppo reagendo alla diminuzione dei volumi ricercando margini unitari di prezzo più elevati”. Secondo Pammolli, saranno dunque ”presto necessari nuovi interventi di politica economica reale capaci di invertire il ciclo, per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la domanda interna, promuovere la concorrenza sui mercati. In questa fase, gli interventi anticiclici richiedono riforme strutturali”. In definitiva non è tanto la recessione che preoccupa, quanto la stagflazione dovuta al continuo aumento dei prezzi al dettaglio e alla produzione.
Ma se in Italia le cose non vanno affatto bene, nei restati Paesi di Eurolandia non si naviga tranquilli. La Bce nel suo bollettino di settembre rivede al ribasso le stime di crescita dell’economia nell’area dell’Euro precisando che, secondo le proiezioni, il tasso di crescita sui dodici mesi del Pil dovrebbe essere compreso in media fra l’1,1 e l’1,7% nel 2008 e fra lo 0,6 e l’1,8% nel 2009 (a giugno le stime parlavano rispettivamente dell’1,5-2,1% nel 2008 e dell’1-2% nel 2009). L’attività economica nell’area dell’Euro attraversa un ”momento di debolezza caratterizzato da prezzi elevati delle materie prime che si ripercuotono sulla fiducia dei consumatori e sulla domanda, nonchè dalla decelerazione degli investimenti”. Tuttavia, rileva l’istituto di Francoforte ”ci si attende che a tale fase faccia seguito una graduale ripresa”, in particolare ‘’se dovesse persistere, la diminuzione dei prezzi del petrolio rispetto al massimo registrato in luglio”. Preoccupanti anche i dati sull’inflazione, secondo l’istituto di Francoforte, nell’area dell’Euro, dovrebbe ”restare nettamente superiore a un livello coerente con la stabilità dei prezzi per un periodo piuttosto lungo” e ”registrare soltanto una graduale moderazione nel corso del 2009″. Le proiezioni di settembre, si legge nel bollettino mensile, indicano che il tasso di inflazione sui dodici mesi si collocherà in media tra il 3,4 e il 3,6% nel 2008 e tra il 2,3 e il 2,9% nel 2009 contro rispettivamente 3,2-3,6% e 1,8-3% stimato a giugno.
Il futuro è tutt’altro che roseo. Il petrolio, il maggiore indiziato dell’aumento dell’inflazione, stà “appoggiandosi” in area 100 dollari il barile e non è escluso (anzi è molto probabile) che possa tornare a salire assestandosi nei prossimi mesi tra i 110 e i 120 dollari il barile. Adesso, mio personale parere, che la colpa di questo aumento dell’inflazione sia tutta dovuta all’oro nero ho i miei dubbi. Il pane ha raggiunto il prezzo record di Euro 2,80 al chilo mentre la pasta quello di Euro 1,50 al chilo (tanto per citare due prodotti utilizzati da tutti gli italiani) con un aumento da inizio anno di circa il 50%. La cosa però che non tutte le massaie, le casalinghe e coloro che vanno al supermercato a fare la spesa conoscono è che mentre il prezzo dei generi alimentari legati al grano aumentavano, il grano stesso diminuiva. Si, il grano da inizio anno è calato del 40% (quello duro) e del 35% (quello tenero). Come dire: tutto il mondo è paese e ognuno fa i propri interessi fregandosene del prossimo. Riprendendo le parole del diretto del Cerm Fabio Pammolli: calano le vendite? E noi le bilanciamo aumentando i prezzi! Eh si, il futuro è tutt’altro che roseo.
Tornando all’inizio, la settimana era cominciata bene, con la dichiarazione d’insolvenza da parte di Fannie Mae e Freddie Mac e consegunte nazionalizzazione dei due istituti. Notizia che ha fatto letteralmente schizzare in alto i listini azionari di tutto il mondo. Il nostro S&P MIB40 lunedì ha chiuso con un guadagno di oltre 3 punti percentuali. Ma risolto un problema, un altro era subito alla porta: Lehman Brothers. La quarta banca d’affari americana era oramai destinata al fallimento dopo che le trattative con la Korea Development Bank (istituto a controllo statale) si sono chiuse con un nulla di fatto. A questa notizia le Borse hanno reagito negativamente. Lehmann Brothers ha cominciato a perdere pesantemente, alla media del 40% giornaliero. Il nervosismo e la volatilità hanno preso il sopravvento, con un susseguirsi di voci (poi smentite) circa il salvataggio della Banca d’affari statunitense. Fino a giovedì quando, sempre più insistente, è circolata la notizia che Bank of America avrebbe avviato i contatti per rilevare Lehman Brothers. Wall Street, fin li in calo di un punto e messo percentuale circa ha fino con recuperare tutto e guadagnare più dell’1%. Venerdì è stata una giornata tipo di questo periodo, una giornata passata sulle montagne russe. Si perché gli indici azionari europei prima in rialzo sulla scia di Wall Street, hanno ripegato fin quasi alla parità dopo i dati macroeconomici negativi uscite negli States, per poi chiudere ai massimi di giornata sul recupero della Borsa statunitense legato, sempre, al caso della settimana: Lehman Brothers. A questo punto mi verrebbe da dire: da qui in avanti le banche americane sono libere di fare quello che vogliono. Se le cose vanno per il verso giusto, bene. Altrimenti qualcuno che le salva uscirà fuori (Tesoro americano per primo). E’ un sistema di risolvere i problemi che non mi piace affatto. Certo, sul momento c’è euforia e i mercati finanziari ne beneficiano sicuramente ma trovo che ciò si riperquoterà negativamente nel futuro.
La settimana che verrà sarà caratterizzata, almeno lunedì, dalla situazione Lehman Brothers. Seguirò gli sviluppi per capire bene in quale direzione si muoveranno i mercati. Tra i comparti che trovo particolarmente appetibili c’è l’oil&gas. I titoli petroliferi sono crollati dai massimi in concomitanza della discesa del greggio. Se questi rimbalzerà dai 100 dollari il barile potremo assistere ad un ritorno di fiamma dei titoli legati al petrolio. Anche titoli come A2A, Enel e Terna hanno perso molto terreno nelle ultime settimane e credo possa essere arrivato il tempo di tornare a salire. Attenzione, poi, ai bancari. Legati alla situazione americana, se questa si risolverà positivamente porterà una grande boccata d’ossigeno su tutto il comparto deprezzatosi molto negli ultimi 12 mesi.
Buona settimana a tutti!








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