Articolo scritto per Reporter


SP500 e Nasdaq 100 sono tornati rialzisti e concordo con la strategia espressa
da Larry Williams nel suo ultimo commento: “rimanere bullish e comprare su
debolezza”.
Aggiungo: fino a prova contraria.
Il Dax 30 e il Cac 40 sono gli indici europei migliori; casualmente sono anche quelli
che hanno meno bancari all’interno dei loro panieri.
La loro tendenza rimane al rialzo: dovessero avvicinarsi rispettivamente a 6.400
e 3.400, però, potrebbe essere un’ottima opportunità per ridurre l’esposizione.
Il nostro Ftse/Mib40 si è fermato a ridosso di 17.000, più o meno dov’era stata
segnalata un’importante area di resistenza.
Il settore finanziario, purtroppo, rimane sempre sotto tensione e, vista la sua
importanza, trascina con se tutto il mercato.
In questo momento, quindi, quì da noi le opportunità si contano sulle dita di una
mano e si tratta per lo più di mordi e fuggi di brevissimo periodo.
Continuo a pensare che bisogna seguire con grande attenzione il mercato azionario
che potrebbe riservare grosse sorprese in futuro ma nel breve non è ancora il
momento ideale per schiacciare sull’acceleratore degli acquisti.
Dopo l’expolit della settimana scorsa, le quotazioni delle convertibili si sono
ridimensionate un po’ e tornano a diventare delle interessanti opportunità visto che
l’acquisto è protetto da rendimenti effettivi a scadenza decisamente interessanti.
Le proverei a comprare ma soltanto su debolezza e senza fretta: non scappano.
Tra i titoli di stato rimane il CCT come occasione a basso rischio: i BTP, invece,
hanno toccato nuovi minimi storici ed è meglio lasciarli al loro destino.
Lì comprerei soltanto quando avranno confermato una svolta rialzista.
Il cambio Eur/Usd ha sentito, seppur in ritardo, la resistenza nei pressi di 1,4
che ipotizzavo come possibile pull back. Difficile che nel breve periodo possa
superare 1,42: più probabile un re-test dell’area di supporto a ridosso di 1,32.
In settimana c’è stata la mossa della Bank of Japan che ha venduto una valanga
di Yen: anche i giapponesi (come i nostri vicini svizzeri) non gioiscono molto
ad avere una valuta fortissima e provano a sgonfiarla un po’!
Vediamo alle singole azioni.
Unicredit, purtroppo, è scivolata sotto 0,83€. Il trend si è nuovamente girato
al ribasso.
Probabilmente la vedremo ancora un po’ più giù visto che i timori di un nuovo
aumento di capitale ormai sono diventati una certezza (sarebbe il terzo in tre anni:
un bel record!).
Nonostante ciò confermo come il suo grafico di lungo sia assai allettante:
non abbiate fretta e portate pazienza.
Quando muoverà verso nord dalla parte giusta si potranno fare i famosi “budelli
d’oro”!
La situazione tecnica di Ubi Banca non è molto diversa: per tornare a vederla
in fase bullish dovremo aspettare il break-out sopra 3,25€.
Sul grafico di Tenaris si è completato un Testa e Spalle rialzista (> 12€):

 

da adesso fin verso 15€ non ci sono resistenze degne di nota.
Se si riuscirà a comprare su debolezza potrebbe essere un acquisto ideale.
Continua il trading range su Parmalat: ormai i corsi sono mummificati
a ridosso di 1,6€.
Dovessero superare 1,65€, potrebbe essere il momento ideale per la ripresa.
Mediobanca, purtroppo, si è girata al ribasso e il trade suggerito è stato stoppato
in leggera perdita.
Meglio: ci riproverò partendo da più basso.
Ora ci troviamo su un supporto degno della massima attenzione.
Lottomatica rimane una delle poche azioni al rialzo su tutti gli orizzonti
temporali: lo scorso Venerdì 4/11 c’è stato un movimento contrario ma finchè
i corsi rimangono sopra 12,5€ non ci sono problemi.
Eni è arrivata fino a 16,78€ prima di scendere a 15€: un eventuale peggioramento
verso 14€ potrebbe diventare un’opportunità d’acquisto.
Interessante il grafico di Enel Green Power:

 

le quotazioni hanno formato una figura a bandiera.
Se riusciranno a superare 1,71€ scatterà il segnale rialzista.
In tempi non sospetti Diasorin era stata messa nella lista dei titoli da evitare:
è scesa fino a 22,38€ e il ribasso non è ancora finito.

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1 Commento Articolo scritto per Reporter

  1. fulvio

    Leggo frequentemente e con attenzione le tue analisi.
    Riguardo i titoli di stato italiani leggo:
    “CCT come occasione a basso rischio” rispetto ai BTP.
    Ora qualcosa mi sfugge pechè reputi i CCT più tranquilli dei BTP quando entrambi in caso di default farebbero la stessa fine?
    E’ logico comparare scadenze simili e tenere conto delle azioni della BCE in materia tassi quindi a parte i btp con scadenze lunghe che sono soggetti a variazioni quotidiane anche alte, non vedo grosse differenze tra un BTP scad 2015 ed in CCT con analoga scadenza naturalmente in termini di rischio.

    ciao e garzie

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