La Banca centrale cinese tranquillizza i mercati


Dopo tre giorni sull’Ottovolante , la banca Centrale Cinese ha concesso una tregua ai mercati lasciando invariato il valore dello yuan, la valuta cinese che si muove in un lasso di prezzo del 2% contro il dollaro Usa: un cambio rigido che secondo Pechino frenava la crescita del Paese alle prese con un rallentamento della produzione industriale e quindi dei consumi. 
YUAN
Motivo per il quale si era pensato bene di tagliare il valore dello yuan del 4% da martedì scorso. Una mossa che nonostante l’apprezzamento del Fmi ha fortemente destabilizzato i mercati occidentali preoccupati dallo scoppio di una possibile guerra tra le valute oltre che dalle ripercussioni non proprio chiare che questo possa portare dal punto di vista economico.

Ieri sulla tripla mossa cinese si è espressa anche la Banca centrale europea che ha mostrato preoccupazione e sottolineando che gli sviluppi finanziari in Cina potrebbero avere un impatto negativo maggiore delle stime.

Sempre secondo la BCE per la zona euro resta il rischio di una crescita economica più debole delle attese alla luce di alcuni dati macro come la deludente produzione industriale in primavera. In particolare “gli sviluppi finanziari in Cina potrebbero avere un impatto negativo più ampio del previsto dato il ruolo di primo piano del paese nel commercio globale; A questo rischio potrebbero sommarsi gli effetti indiretti derivanti dal rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti sulla crescita delle economie dei mercati emergenti”. 

La borsa di Shanghai ha perso oltre il 20% nel mese precedente la riunione della Bce di luglio e le prospettive di crescita della Cina appaiono ulteriormente indebolite negli ultimi giorni dopo che la People’s Bank of China ha cambiato i criteri di determinazione del cambio della sua moneta.

Dopo due giorni di crolli, ieri i mercati hanno provato a reagire, mentre oggi, alla vigilia di Ferragosto, faticano a prendere direzione: Piazza Affari cede lo 0,51%, Londra sulla parità mentre Francoforte e Parigi cedono rispettivamente lo 0.3 e lo 0.5 %.

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In sintesi in Europa alimenta la paura che la flessione della Cina possa minare la ripresa del Vecchio continente dove la crescita resta al palo e senza chiari segni positivi all’orizzonte ma esposta a rischi soprattutto sul fronte dell’export per la rinnovata concorrenza cinese.

La guerra tra le monete ha rafforzato l’euro sul dollaro che da martedì ha guadagnato 2 figure sul grafico daily.

QUI Grafico Euro dollaro 

Sul fronte della materie prime, il prezzo del petrolio è in deciso calo, dopo il minimo degli ultimi sei anni toccato martedì a seguito della svalutazione dello yuan e dei dati deludenti sull’economia cinese. La discesa in realtà avviene dopo una fase negativa che si potrae da metà Giugno complice anche la mancata perforazione di 60 $ prima vera resistenza sul grafico daily e weekly.

QUI Grafico Petrolio

Finchè i prezzi non supereranno quel livello è molto probabile vedere l’oro nero aggirarsi all’interno della gabbia 35/55$

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