Petrolio in caduta libera, spinto da un’economia che non decolla


Giornate piene di tensione e preoccupazioni hanno caratterizzato anche l’ultima settimana nei mercati azionari europei, ormai rassegnati a dover rivedere al ribasso le stime di crescita per il 2014. Nei migliori dei casi si tratta di uno scenario rivisitato, in altre situazioni esiste il rischio recessione (Germania) mai prima d’ora ipotizzato.

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La crescita che non c’è, le esportazioni in calo ed un PIL che stenta a ripartire fanno preoccupare gli analisti di mezzo mondo.
Francoforte infatti arretra del 2,4% toccando i minimi da un anno a questa parte.

Andando ad analizzare la settimana appena conclusa troviamo il report di un’ottava disastrosa per Piazza Affari che si è allineata ai ribassi registrati dalle principali borse internazionali. Tra il 6 e i 10 ottobre il FTSEMib ha lasciato sul terreno il 4,95% a 19.201 punti. Di conseguenza, da inizio 2014 il rialzo dell’indice su è ridotto all’1,2%.

 

Le tensioni che si stanno vivendo in Europa ed il rallentamento globale dei listini azionari di questi giorni si ripercuotono anche sui prezzi del petrolio che proprio ieri è piombato ai minimi degli ultimi 4 anni sotto i 90 dollari al barile: un livello più tecnico che psicologico che nella giornata di Venerdì ha fatto scattare una lunga serie di ordini stop-loss di istituzionali che prevedevano una scorta di copertura delle grandi aziende a quel livello ma che invece si è trasformata in una trappola per tori.

 

Dopo anni di prezzi da primato inflitti dal cartello degli esportatori sembra essere passati ad una seconda fase nella quale l’offerta a livello mondiale sia cresciuta, merito dello shale oil americano e dell’Arabia Saudita, l’Iraq e l’Iran che stanno mettendo in atto politiche favorevoli a tagliare i prezzi di listino anziché la produzione.

 

Segnali dal trading system
Il nostro portafoglio attuale verrà ampliato da un trading system sul petrolio nel prossimo mese di Novembre. STAY TUNED.

 

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