Un periodo d’oro per l’economia europea


L’economia europea è in grande crescita, a dirlo è il documento presentato dalla Commissione Ue giovedì a Bruxelles.

Il blocco delle 19 nazioni dell’euro-zona, sta facendo registrare la crescita più forte dall’ultimo decennio. I risultati sono sorprendenti per una regione che ha dovuto affrontare: la crisi finanziaria, il debito sovrano, la disoccupazione record e una grande deflazione che ha minacciato la sopravvivenza della stessa unione europea.

In un rapporto il lunedì, il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che la crescita in tutta la regione europea, che include l’area dell’euro e le economie in via di sviluppo nell’Europa centrale e orientale, ha un effetto positivo di spillover sul resto del mondo.

“La crescita economica e la creazione di posti di lavoro sono robusti, gli investimenti stanno aumentando, il disavanzo e il debito pubblico diminuiscono gradualmente”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis.

Alcuni numeri

Il Prodotto interno lordo Europeo si attesta al 2,2% quest’anno, le stime a maggio erano di 1,7%.

Previsto un calo della disoccupazione per i prossimi due anni: 8,5% nel 2018 e 7,9% nel 2019. Ricordiamo che ora il tasso di disoccupazione è del 10%.

Per quanto riguarda la crescita dei prezzi al consumo nell’area dell’euro, le proiezioni della BCE non prevedono che l’inflazione ritorni al di sotto del livello target (meno del 2%) fino alla fine del 2019.

La situazione italiana

L’economia europea torna a crescere ma l’Italia resta indietro rispetto a gli altri stati.

Il nostro paese vede al rialzo le proprie previsioni di crescita ma resta comunque fanalino di coda rispetto a tutti gli altri paesi Ue.

La previsione autunnale di Bruxelles colloca il pil italiano al +1,5% nel 2017 (in rialzo del +0,9%) e al +1,3% nel 2018 (dal precedente +1,3%), allineandosi così alle stime del Documento Economico e Finanziario del governo italiano su quest’anno.

Meglio dell’italia fa anche la Grecia che cresce ad un ritmo del 2.5%. A far compagnia al nostro paese all’ultimo posto, è il regno unito che si porta dietro gli effetti negativi di Brexit.

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